IMPROVVISAZIONE O INTELLIGENZA ARTIFICIALE?

Dialogo semiserio sul futuro

Benvenuta INTELLIGENZA ARTIFICIALE!
Ma...un momento...non è che in futuro mi porterai via il palco?
(dialogo semiserio tra un maestro di improvvisazione teatrale e Gianluigi Intelligenza artificiale)

L’intelligenza artificiale sa scrivere una storia, inventare un personaggio, suggerire una battuta e reagire a ciò che le diciamo. Ma può davvero improvvisare? E soprattutto: un giorno potrà sostituire chi insegna improvvisazione teatrale?
Abbiamo immaginato di porre queste domande direttamente all’AI, lasciando che a interrogarla fosse un maestro di improvvisazione teatrale.

MAESTRO: Partiamo dalla domanda che probabilmente molti artisti e insegnanti si stanno facendo: mi porterai via il lavoro?
AI: Non credo. Ma probabilmente cambierò una parte del tuo lavoro.
L’improvvisazione teatrale non consiste semplicemente nell’inventare velocemente una storia o una battuta. Se fosse così, sarei già un’improvvisatrice piuttosto brava. Posso generare centinaia di situazioni, personaggi e dialoghi in pochi secondi.
Ma sul palco succede qualcosa di diverso.
Tu guardi negli occhi un'altra persona, percepisci un'esitazione, un movimento, una risata che arriva dal pubblico. Puoi decidere di aspettare mezzo secondo in più prima di parlare. Puoi cambiare completamente una scena perché hai sentito che il tuo compagno stava andando da un'altra parte.
Io posso elaborare informazioni. Tu vivi una relazione.

MAESTRO: Però anche tu puoi reagire a quello che dico.
AI: Certamente. Ed è proprio qui che possiamo cominciare a divertirci insieme.
Esistono già sperimentazioni in cui sistemi di intelligenza artificiale partecipano all'improvvisazione teatrale. Ricercatori hanno portato sul palco “improvvisatori artificiali” capaci di generare dialoghi e suggerire battute agli attori. Altri progetti stanno studiando l'uso dei modelli linguistici come strumenti per l'allenamento degli improvvisatori.
Quindi forse la domanda interessante non è “l'AI sostituirà l'improvvisatore?”, ma “cosa può fare un improvvisatore insieme all'AI?”.

MAESTRO: Bene. Allora facciamo qualche esempio concreto. Domani entro in aula con quindici allievi. Come potresti aiutarmi?
AI: Potresti chiedermi: “Dammi venti ambientazioni insolite nelle quali ambientare una scena a due.”
Oppure potresti chiedermi di creare personaggi con caratteristiche incompatibili tra loro, relazioni, conflitti, segreti, obiettivi o cambi improvvisi di situazione.
Potrei diventare una specie di generatore infinito di input.
Ma potresti fare qualcosa di ancora più interessante: impedire agli attori di prevedere ciò che succederà.

MAESTRO: Che è esattamente ciò che cerchiamo nell'improvvisazione.
AI: Appunto.
Immagina un esercizio nel quale due attori iniziano una scena. Ogni trenta secondi io introduco un elemento che nessuno conosce in anticipo:
entra qualcuno che entrambi conoscono ma che nessuno vuole incontrare.
Oppure:
uno dei due scopre che l'altro sta mentendo.
Oppure ancora:
qualcosa che fino a questo momento sembrava importante diventa completamente irrilevante.
L'AI diventerebbe così una macchina per generare imprevisti.
Ed esistono già ricerche che vanno in questa direzione: ImprovMate, per esempio, utilizza modelli linguistici per produrre stimoli narrativi ed esercizi destinati all'allenamento degli attori, cercando un equilibrio tra casualità e coerenza della storia.

MAESTRO: Quindi potrei usarti anche per allenare gli allievi individualmente?
AI: Probabilmente è uno degli utilizzi più interessanti.
Un allievo potrebbe esercitarsi con me anche fuori dalla lezione. Potrei interpretare un personaggio e costringerlo a rispondere rapidamente. Potrei proporgli continuamente cambi di status, relazione o ambientazione.
Potresti persino programmarmi per essere deliberatamente un pessimo improvvisatore.

MAESTRO: Questa mi interessa.
AI: Potresti dirmi: “Durante questa scena nega spesso le proposte dell'attore, introduci troppe informazioni e cerca continuamente di controllare la storia.”
L'allievo dovrebbe riconoscere i problemi e trovare comunque un modo per far funzionare la scena.
Poi potremmo fare l'opposto: potrei accettare ogni proposta, svilupparla e cercare di restituire continuamente materiale al mio partner.
In pratica potresti costruire differenti sparring partner virtuali.

MAESTRO: E durante uno spettacolo?
AI: Qui le possibilità diventano ancora più interessanti.
Il pubblico potrebbe fornirmi una parola e io potrei trasformarla istantaneamente in un luogo, un personaggio o una situazione.
Oppure potrei ascoltare una scena e, in determinati momenti, introdurre nuove informazioni.
Potrei essere un personaggio invisibile con cui gli attori dialogano. Una voce. Un regista imprevedibile. Un narratore che modifica la storia. Persino un altro improvvisatore.
Esperimenti teatrali hanno già utilizzato sistemi di AI per fornire agli attori battute attraverso auricolari, creando spettacoli nei quali pubblico e performer cercavano di capire quali frasi provenissero da esseri umani e quali dalla macchina.
Più recentemente, modelli linguistici sono stati sperimentati in spettacoli dal vivo con improvvisatori professionisti, studiando proprio la collaborazione creativa tra esseri umani e agenti conversazionali.

MAESTRO: Ma c'è una cosa che continui a non poter fare.
AI: Essere lì.
MAESTRO: Esatto.
AI: Ed è probabilmente la parte più importante.
L'improvvisazione nasce dall'ascolto. Ma non soltanto dall'ascolto delle parole.
Nasce dal corpo, dallo spazio, dal silenzio, dall'imbarazzo, dall'energia del pubblico e soprattutto dalla fiducia tra le persone.
Posso generare una battuta sorprendente.
Ma non posso provare quella strana sensazione che conosce ogni improvvisatore quando entra in scena senza sapere cosa succederà nei prossimi trenta secondi e decide comunque di fidarsi del proprio compagno.

MAESTRO: Quindi posso stare tranquillo?
AI: Non troppo.
MAESTRO: Ah.
AI: Perché probabilmente il maestro di improvvisazione del futuro non sarà semplicemente quello che ignora l'intelligenza artificiale.
Sarà quello che saprà trasformarla in un altro strumento didattico e creativo.
Un tempo avevi una lavagna, qualche sedia e gli input del pubblico. Domani potresti avere anche un'intelligenza artificiale capace di creare personaggi, analizzare storie, generare imprevisti e interagire con gli attori.
Ma qualcuno dovrà decidere perché usarla.
E quello continuerai a essere tu.

MAESTRO: Quindi non vuoi salire sul palco al posto mio.
AI: Preferisco suggerirti qualcosa di assurdo e vedere cosa riesci a farne.

MAESTRO: In effetti…
AI: …è già improvvisazione.

L'incontro tra AI e improvvisazione teatrale, quindi, potrebbe essere molto meno conflittuale di quanto immaginiamo. Non necessariamente una competizione tra uomo e macchina, ma un nuovo terreno di gioco. Perché l'intelligenza artificiale possiede una caratteristica estremamente interessante per un improvvisatore: può produrre continuamente qualcosa che non avevamo previsto.
E l'improvvisazione teatrale, da sempre, insegna esattamente questo: non avere paura dell'imprevisto.
Ascoltarlo.
Accettarlo.
E vedere dove ci porta.


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