IMPROVVISARE NELLO SPORT

La tecnica non è tutto

Esistono molte più affinità tra sport e improvvisazione teatrale di quante possiamo immaginare.


Vediamone qualcuna partendo, come sempre, dalle origini. 
Sport e teatro nascono entrambi nell’antica Grecia, affondano le radici nel rito per svolgere una funzione prettamente civile. Sono da sempre praticati in luoghi particolari, distanti dagli spazi della vita quotidiana per fare risaltare lo spazio della ‘finzione’, diverso da quello della vita feriale. Entrambi poi hanno alla base i concetti di ‘gioco’ e ‘divertimento’, concepiti come elementi indispensabili sia per la soddisfazione dell’individuo e del gruppo, che come garanzia per un buon risultato finale. 
Nessuno dei due può fare a meno di un pubblico.
Se è vero che grazie alla tecnologia – cinema, radio, tv, internet - possiamo seguire eventi teatrali e spettacolari anche a distanza, tuttavia la fruizione live continua a mantenere un sapore più autentico e vero, comporta una diversa energia, e pare essenziale alla riuscita della performance: il pubblico è dunque parte integrante dell’evento. Che gusto ha una partita di calcio in uno stadio vuoto? E uno spettacolo teatrale con 10 spettatori in sala? Ci meritiamo assolutamente di meglio. 
A ciò poi si lega il fatto che per il pubblico ciò che conta è non sapere come ‘lo spettacolo’ andrà a finire. Tanto nello sport quanto nell’improvvisazione infatti viene ritenuto imperdonabile conoscere fin dall’inizio il finale e questo vale sia per i giocatori e improvvisatori che per il pubblico. Vale anche in questo caso la regola del panta rei e in questo risiede tutto il fascino dello spettacolo. 


Soffermandoci poi più sullo stato d’animo di un giocatore o improvvisatore, sappiamo che per entrambi è fondamentale tenere a bada la propria mente. Fattori come ansia o irrequietudine possono alterare la performance facendo soccombere il corpo alla mente, il quale inizierà a cambiare a livello cardiaco, respiratorio, ormonale. So, stay calm and breathe!


In entrambi i contesti poi “ci si allena”. Nello sport un allenamento va pianificato in modo coerente al fine di permettere uno sviluppo armonioso delle differenti componenti della performance sportiva.
Eppure per molti allenatori di varie discipline sportive tale pianificazione deve essere flessibile e facilitare gli adattamenti alle caratteristiche dei comportamenti degli atleti. In questo senso possiamo dire che l’allenamento richiede contemporaneamente delle competenze di pianificazione (anticipazioni pertinenti relative allo svolgimento della stagione sportiva e alle trasformazioni degli atleti) e di improvvisazione.
Ma anche nell’impro ci si allena! In genere un allenamento parte da due o tre parole proposte (un luogo, un colore, un aggettivo) e da queste si costruisce una storia – proprio come in scena - che consente alla mente dell’improvvisatore di allenare la propria creatività, i propri movimenti, il rapporto con i membri del gruppo.


Non sempre infatti la tecnica è sinonimo di successo. «Credo che i miei più grandi successi siano tutti dovuti a scelte improvvisate che ho fatto» ha raccontato in un’intervista Giorgia Bronzini, biker due volte campionessa del mondo. Lo stesso ha affermato anche il famoso pallavolista Leonel Mashall: «Quando un giocatore oltrepassa la tecnica e segue l’istinto è lì che improvvisa. È lì che vince».

Le interviste a Giorgia Bronzini e Leonel Marshall le puoi trovare sul nostro canale youtube nella trasmissione "Giù dal palco" fatta in periodo Covid.

Curiosità: l’Associazione Traattori organizza un spettacolo dal titolo "Impro-soccer" a tema calcistico.
Tieni monitorata la nostra pagina spettacoli  e vieni a vederci!

di Giulia Donnarumma

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