Improvvisazione teatrale che?

Tutto tranne che banale

 
C’è stato un tempo in cui gli attori sul palcoscenico non recitavano un copione.

 

Certo, poteva accadere di avere tra le mani un piccolo canovaccio che facesse da guida, ma ciò che caratterizzava le loro performance era fare uso di battute totalmente improvvisate. Era così per esempio in Campania nel IV secolo avanti Cristo, o nel XVI secolo quando si afferma la cosiddetta ‘Commedia dell’Arte’ o ‘Commedia all’improvviso’. È in questo periodo che rintracciamo l’origine di quel Teatro di Improvvisazione che poi tornerà sulla scena negli anni ’40 del Novecento esattamente come lo concepiamo noi oggi.

 

Ma cosa significa ‘improvvisare’? Ancora una volta, facciamoci aiutare dalle origini: la sua etimologia è da far risalire all’aggettivo latino ‘improvisus’ ovvero ‘non previsto’, ‘inaspettato’. Il teatro di improvvisazione infatti non prevede la recitazione di un copione, o la preparazione di una parte: improvvisare significa esattamente prepararsi per la parte. E qui sta la sfida.

 

Se mai doveste partecipare ad una lezione di ‘Impro’ infatti, vi troverete di fronte ad un insegnante che si impegnerà al massimo per farvi dimenticare il concetto di ‘teatro tradizionale’ a voi tanto famigliare. Anzi, la prima cosa che farà sarà dirvi che «l’improvvisazione teatrale è tutt’altro che banale». Poi farà in modo che vi sentiate a proprio agio con il vostro corpo, vi stimolerà a prendere coscienza dello spazio presente che vi circonda seguendo la regola dell’hic et nunc (qui ed ora), e vi farà sentire parte di un gruppo con cui costruirete, sul momento, innumerevoli performance teatrali. In uno spettacolo di improvvisazione teatrale infatti c’è una cosa accomuna attori e pubblico: entrambi vivono la storia per la prima volta, contemporaneamente.

 

Improvvisare è anche però capacità di correre dei rischi. Chi è sul palco non sa cosa accadrà, si muove come un funambolo seguendo una trama che è un continuo work in progress fatta anche e soprattutto dalle suggestioni che arrivano dal pubblico. La narrazione viene co-costruita dai partecipanti (attore/attore o attore/pubblico), seguendo due principi fondamentali: l’assenso o yessing, l’offerta o adding. L’assenso sottende il concetto di cooperazione: si acconsente al contesto creato dall’altro. Se uno dei due attori infatti affermasse: «ma che bella giornata oggi!», e l’altro dicesse «è pessima», si interromperebbe il flusso comunicativo: la battuta dell’altro viene negata e lo sforzo che può gravare su di lui, per ridare coerenza alla scena, diventa enorme. Complementare all’assenso è l’offerta, ovvero una reazione coerente all’intervento del compagno (una battuta, un gesto, uno sguardo), che vale come filo della trama che si va tessendo. Chi improvvisa - come sostenuto da Montuori - si muove dunque all’interno di una doppia complessità tra espressione di sé e ascolto dell’altro, tra dentro e fuori, tra libertà e limite, tra spazio e parola, tra logica ed emozione, tra l’immediato e il recupero di quanto è stato detto.

 

Improvvisare è scrivere su un foglio bianco, è osservare da angolazioni diverse; è lavorare sulla strada dell’individuazione per scoprire che si può essere in grado di costruire qualcosa di inaspettato, ma mai banale.

 

di Giulia Donnarumma

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