LA LEADERSHIP E L'IMPROVVISAZIONE

Quale leader manca ancora all’appello?

 

Fluidità è sinonimo di improvvisazione

Anche nel lavoro. Soprattutto nel lavoro.

 

Al tempo del Covid-19 non si può dire che il modo di lavorare e gestire la leadership sia lo stesso di due anni fa. Quanti articoli abbiamo letto su come è cambiato il modo di lavorare oggi? Spesso questo cambiamento è stato legato allo smartworking, al fatto di lavorare in luoghi bizzarri (come il salotto), alle dinamiche di interazione fra persone, completamente mutate. 

 

Ma se c’è una ed una sola lezione che tutti noi abbiamo imparato dalla pandemia è che tutto può succedere. 

 

Alcuni studiosi hanno definito il Covid-19 un cigno nero - wild card - ossia un avvenimento improbabile, ma altamente impattante sull’ecosistema sociale, economico e ambientale nel quale viviamo (Arnaldi e Poli 2012, Taleb 2015). La sua repentina diffusione ci è sfuggita di mano, ha oltrepassato gli oceani e in un baleno il virus ce lo siamo ritrovati in casa a farci pat pat sulla spalla. Ne siamo vittime tutt’oggi, per quanto vada riconosciuto che i vaccini ci stanno salvando e che grazie a questi la salute delle persone vaccinate non è più in pericolo come un anno fa. 

 

Tutto può succedere ma soprattutto tutto può cambiare da un momento all’altro. Nel mondo del lavoro hanno iniziato a diffondersi parole fluide come resilienza, capacità di adattamento alle circostanze, fluidità di lavoro e di pensiero. È come se improvvisamente tutti abbiano preso a cuore i concetti cardine dell’improvvisazione e li abbiano fatti propri. Incredibile! 

 

Se è vero però che tutto può succedere, è anche vero che di fronte a certi cambi di paradigmi è difficile tornare indietro. ‘Maledetto sia Copernico’ esclama Luigi Pirandello nel suo romanzo più famoso, denotando quell’improvviso senso di smarrimento che si prova quando tutte le certezze crollano per lasciare spazio a qualcosa di nuovo. 

 

Ebbene, all’alba del 2022 ci troviamo di fronte ad un nuovo paradigma che costringerà i leader ad allenare la propria capacità di “progettare” e ad abbandonare la rigidità organizzativa. In un recente studio diffuso dal Centro Studi per lo sviluppo dei contesti organizzativi, si è sostenuta l’importanza dell’improvvisazione come strumento per la progettazione:

 

«“Progettare” significa letteralmente “gettare avanti, nel futuro”, un’azione ben più aperta all’imprevisto rispetto al “programmare”, che invece significa “scrivere il futuro”, chiudendolo in un testo definito. Ciò che si vuole sostenere in questo articolo, dunque, è l’importanza dell’improvvisazione come strumento per la progettazione. L’improvvisazione è l’unico modo che abbiamo per reagire all’imprevisto, eppure si tratta di una pratica poco valorizzata al di fuori dell’ambito artistico. L’arte dell’improvvisazione però non è affatto qualcosa di relegato al mondo dell’arte. Tutti noi improvvisiamo quotidianamente: l’atto stesso del parlare richiede una certa dose di intuizione e spontaneità, sebbene guidato dalle regole grammaticali». 

 

Ai leader di oggi e di domani dunque sarà chiesta sempre più capacità improvvisativa, la quale andrà trasmessa inevitabilmente anche ai propri collaboratori. Occorre infatti capire che «il risultato proviene dalla capacità di tutti di mettersi in gioco […] e portare l’improvvisazione in azienda significa utilizzare gli esercizi e gli allenamenti che gli attori di improvvisazione fanno per rinforzare sempre più le loro capacità di confronto con l’altro. Le capacità di ascolto, accettazione e valorizzazione delle idee e degli spunti dei diversi collaboratori sono capacità fondamentali che ogni leader deve avere per poter costruire insieme al suo team storie di successo» (da L’improvvisazione teatrale può insegnare molte cose alle aziende, Givanna Prina, Il Sole 24 Ore, 28 Gennaio 2022). 

 

Credere di poter prevedere e programmare il futuro in ogni suo aspetto è diventato ancora più utopico di un tempo, come del resto il successo e il fallimento delle nostre azioni dipendono in buona parte dalla fortuna e da eventi inattesi. Si potrebbe dire, ribaltando la celebre espressione latina, che è più la fortuna a fare i suoi uomini, che l’uomo a fare la sua fortuna (Homo faber fortunae suae).

 

Tanto per iniziare, ai propri collaboratori ciascun leader potrebbe consigliare di ascoltare musica jazz, da sempre il genere musica più improvvisato di tutti. Chissà che questo non contribuisca a sollecitare la loro area cerebrale autobiografica, area che secondo alcuni studi, viene risvegliata nel momento in cui si improvvisa rispetto a quella dell’autocontrollo che invece diminuisce. 

 

Ma questa potrebbe essere la base per un altro studio, e dunque un’altra storia.

 

di Giulia Donnarumma

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